Il quartiere Coppedè a Roma: origini ed architettura


Origini del Quartiere Coppedè: i finanziatori del progetto

Sullo slancio delle nuove espansioni urbanistiche nella capitale, I finanzieri Cerruti decidono di concorrere allo sviluppo di parte del tessuto urbano riguardante uno dei quartieri ad est di Roma: il lotto confinante piazza Quadrata, sulla via Salaria.
I Cerruti, hanno già collaborato in quel di Genova ed apprezzato l’operato architettonico di Gino Coppedè. I finanzieri, convinti, che a Roma metteranno a segno un altro successo edilizio, equiparando se non addirittura superando, la straordinarietà del quartiere intensivo genovese, costituiscono la società ANONIMA COOPERATIVA EDILIZIA MODERNA nella sede di Roma, piazza di Pietra 26, nominando, amministratore delegato Arnaldo Aonzo e designando architetto, progettista ed esecutore Gino Coppedè.


Origini del Quartiere Coppedè: il Piano Regolatore

L’urbanistica della città sembra subire inerte un’impennata nell’edilizia nel suburbio con la conseguente modifica dei suoi confini periferici in modo disordinato e disorganizzato. In una visione così irregolare dello sviluppo abitativo, il Piano regolatore Bonfiglietti deliberato nel 1909, risulta per la città una speranza, accende l‘aspirazione capitolina a costruire un tessuto urbano organizzato, e rispettoso delle proporzioni tra il costruito e le aree verdi.
Il proposito del piano regolatore è dare una canonizzazione precisa alle tipologie di fabbricati edilizi, disciplinando per essi anche l’elevazione da prodursi per ogni tipologia di fabbricato. I caseggiati del lotto dei Cerruti sono tra i primi a sorgere nella città in regime disciplinato, sono queste probabilmente le motivazioni per un comportamento talvolta apparentemente rigido da parte della commissione edilizia nei confronti dell’architetto Coppedè.
La Commissione edilizia romana deve approcciarsi al nuovo piano regolatore, sperimentando l’applicazione dello stesso per procedere all’attuazione del quartiere, il suo maggiore desiderio è dare a Roma un’ aspetto ordinato e moderno come si confà ad ogni capitale europea di quel periodo storico, ma non cancellare per questo le sue radici profonde millenni.


Origini del Quartiere Coppedè: il contesto storico, la Commissione Edilizia, le concessioni edilizie ed i contrasti.

Negli anni successivi all’unificazione d'Italia e alla affermazione di Roma capitale, la città romana subisce un forte sviluppo economico ed infrastrutturale con un conseguente aumento di densità popolosa. Moltitudini che, per motivi lavorativi inizialmente vivono la città da pendolari, finendo poi per prenderne la residenza.
Il periodo storico che vede delimitare i confini del nuovo quartiere romano, comprende il secondo e terzo decennio del ventesimo secolo. Il primo conflitto mondiale ha lasciato un segno indelebile nella storia, ma non sarà questo il principale imputato al rallentamento di inizio lavori e sviluppo completo dell’opera: l’indugio alla realizzazione del quartiere romano, è dato dalla contrapposizione della commissione urbanistica romana all’espressione artistica ed architettonica di Coppedè.


I contrasti

L'estro artistico del'architetto, che aveva tanto funzionato a Genova, sembra non trovare completo consenso in quella cultura romana tanto legata ai fasti del passato. Coppedè a Roma viene considerato un genuino riproduttore di un'arte già espressa e non compatibile con quel gusto classico che Roma aveva consegnato ai posteri nei secoli come esempio di vera arte.


I vincoli

Il vincolo che Roma percepisce con il suo passato è tanto perdurante che pur concedendo lo sviluppo, del quartiere ad est della capitale, sotto i progetti firmati Coppedè, la commissione edilizia imporrà all’architetto di assimilare l’abitato ad uno stile echeggiante la classicità romana. La commissione edilizia Romana tanto sensibile alla necessità di mantenere presente il gusto di una cultura classica, giudicò necessario esaminare singolarmente ogni sviluppo esecutivo e progettuale dei fabbricati e dove necessario, indicare i cambiamenti da apportare.
L’ANONIMA COOPERATIVA EDILIZIA MODERNA e Coppedè depositano la loro prima formale richiesta di concessione edilizia il 19 ottobre 1916. Il destino del progetto prima che esso volga al suo compimento vedrà modificare i suoi contorni molte volte, le modifiche apportate talvolta serviranno per alleggerire la pesantezza di strutture architettoniche altre interesseranno i valori altimetrici degli immobili, altre ancora escluderanno definitivamente la costruzione di un edificio. La planimetria e la relazione del progetto romano di Coppedè rendono immediatamente chiara la varietà e l’articolazione degli abitati insiti in esso, i disegni tracciano una linea di edificati multiforme e movimentati.


Una planimetria eterogenea

Il progetto espleta tutta la varietà di edificabile ad uso civile, comprende immobili ad uso intensivo palazzine e villini; tutte le vie del complesso convergono nella piazzetta; l’arredo urbano di piazza Mincio sarà una fontana ornamentale. La bozza iniziale però non esprime alcuna fattezza specifica. La planimetria del quartiere coppedè realizzata entro il 1916, relativa alla prima domanda di concessione edilizia rappresenta una variegata popolosità di edifici, le costruzioni edili eterogenee tra loro per forma e tipologia contavano un totale di 18 palazzi 27 palazzine e alcuni villini; essi foggiano: geometrie triangolari per gli agglomerati d’accesso al quartiere, edificati quadrangolari nelle soluzioni abitative di tipo residenziale, raffiguravano maiuscole lettere "L" i fabbricati di civile abitazione. Elaborato tra gli anni 1915-1916 il progetto venne in prima istanza respinto.


Concessione edilizia Ad conditionem

La Commissione Edilizia richiede formalmente, all'ANONIMA COOPERATIVA EDILIZIA MODERNA, società committente del progetto, di apportare modifiche alla progettazione di tutto il complesso. Subito il diniego della commissione edilizia, Coppedè affronta una nuova progettazione del caseggiato volto a compiacere le esigenze promosse dalla commissione mantenendo dove è possibile l'originalità delle sue strutture e dopo due anni di riformulazioni degli abitati la commissione concederà il diritto alla costruzione Ad conditionem.
E' l'anno 1918, l'assessore all'urbanistica Galassi, pone la sua firma sulla delibera per la concessione edilizia riguardante il lotto di via Po, la concessione è vincolata alla sovrintendenza della commissione edilizia nella scelta ultima progettuale ed esecutiva rigualdante ogni singolo edificio. Nel 1918 Coppedè opera l’ultima modifica per i complessi ad uso intensivo con pianta triangolare detti in seguito palazzi degli ambasciatori. In questo stesso anno Coppedè riceve il consenso, del consiglio comunale con a capo il sindaco Colonna, per ampliamento (in altezza) di un edificato lungo la via Arno. A concessione edilizia deliberata, il progetto per la fontana che andrà a collocarsi in piazza Mincio non ha ancora ricevuto una conferma all’esecuzione, la commissione per affermare il suo giudizio necessita dei prospetti ultimati, che chiariscano le fattezze artistiche ed architettoniche della struttura ornamentale. Successivamente la presa visione del plastico in scala dell’edificato ornamentale la commissione comunicherà il suo giudizio sull’espletamento dell’arredo urbano.


Descrizione ed architettura del quartiere e degli edifici

Costruito su un territorio di forma rettangolare il complesso urbano firmato Coppedè risulta, molto originale e pittoresco sia per le evoluzioni delle forme nei villini, sia per il suo complesso movimento architettonico nelle porzioni di forma triangolare dei palazzi degli ambasciatori divisi a terra dalla via d’accesso al quartiere e riuniti in alto dall’arco sovrastante la via stessa.


La planimetria del quartiere

Il quartiere in scala appare così: l’accesso principale al rione è all’angolo tra via Po e via Arno, dove un imponente arco apre l’ingresso al caseggiato, l’arco poggia le sue estremità laterali rispettivamente su due edificati ad uso intensivo di forma triangolare al di sotto dell’arco e per tutta la lunghezza di tali edificati si sviluppa la via Dora, inizialmente era una via privata,che termina su piazza Mincio ove è posta una fontana ornamentale detta FONTANA DELLE RANE, la piazza accoglie anche il termine della via Tanaro e l’inizio della via Aterno: strade queste dove è possibile ammirare la varietà degli edifici sia per destinazione d’uso sia per planimetria (palazzine di civile abitazione, ma anche villini).Invece è costituita da sole costruzioni di tipo residenziale provviste di giardino, la via Rubicone che come le altre si snoda dalla piazza Mincio.


L’orientamento commerciale pensato dall’ANONIMA COOPERATIVA EDILIZIA MODERNA per la vendita degli appartamenti è indirizzato verso quel ceto sociale medio o medio-alto borghese che sempre più prepotente si costituiva nell’ambiente romano ormai fervente di funzionari amministrativi e finanzieri italiani o stranieri che svolgevano i propri affari nella capitale. Il fine ultimo della società rimaneva comunque la vendita di tutti gli edifici, per questo nella proposta di acquisto era prevista l’opportunità ad una erogazione di pagamento rateale.


Gli interni

La progettazione interna sviluppa un gusto del tutto nuovo, dove gli spazi sono pensati sviluppati ed accostati gli uni con gli altri con un fine logico. Moderna è l’idea della suddivisione degli locali abitativi in zone di utilizzo, innovativa per l’epoca la divisione della zona giorno dalla zona notte, moderna anche la disponibilità alla riprogettazione degli spazi interni, accrescendoli o sminuendoli secondo esigenze proprie del cliente, ove richiesto dall’acquirente, moderna è la sala da bagno che oltre ad essere pregiata da bellissimi mosaici è altamente efficiente e funzionale. Tutto è pensato in termini di funzionalità pregio lusso e comfort, in cucina lavabo e piano appoggio sono di marmo e la caldaia nella stessa è in rame,espressione di vera sontuosità sono i luoghi di incontro della zona giorno con i soffitti lacunari o affrescati col pavimento ligneo e pareti adorne. Negli stabili, le portinerie e gli appartamenti comunicano tra loro tramite il citofono, l’ascensore prevede nel suo percorso tutti i piani anche quello sottostante il palazzo considerato garage.
Gli immobili progettati da Coppedè godono inoltre di una struttura portante solida sicura e resistente realizzata in cemento armato, materiale quest’ultimo che necessità di sostegno estetico per non risultare scarno. Le figure plastiche locate sulle facciate esterne dei palazzi fungono proprio da arricchimento ornamentale a vantaggio delle strutture edili che altrimenti risulterebbero grezze. La decorazione delle facciate però va oltre il bisogno di curare l’aspetto estetico dell’immobile: sembra una vera e propria esercitazione artistica che echeggia molteplicità di stili, donando al complesso architettonico un’originalità affascinante.


Gli Edificati

Di seguito ed in ordine di conclusione dei cantieri come appaiono gli edificati.

  • Il primo complesso volge a termine nel 1921 appellato PALAZZO DEGLI AMBASCIATORI. La costruzione mostra un complesso di due edifici ad uso intensivo di forma triangolare. I fabbricati sono frontali tra loro per un lato, sono dotati di un piano sotterraneo adibito a garage, di un piano terra ammezzato sopra il quale si ergono altri cinque piani coperti da tetto terrazzato, tetto a copertura invece, per le due torrette che completano l’elevazione degli edifici nelle porzioni laterali. Particolare è la torretta di via Arno che riporta impressa su una fiancata la data del compimento dell’edificio 1921, i complessi hanno un totale di cinque ingressi muniti di scala e corredato d'ascensore. Le facciate presentano nella parte bassa che va dal marciapiede all’altezza del piano ammezzato un rivestimento di pietre in travertino, le finestre modificano i contorni ad ogni piano, la molteplicità delle figure plastiche posizionate sull’edificio crea una persistente irregolarità di superficie, un arco lega i due edifici quasi a volerli rendere un corpo unico, anch'esso è riccamente ornato: sulla facciata frontale espone tre raffigurazioni di stile cavalleresco, più in basso ha dipinto un motto in lingua latina, all’altezza della base dell’arco sono presenti delle colonne e su una di loro è posta la firma dell’architetto. L’arco è decorato anche nel suo interno, stemmi in basso rilievo sono riprodotti a copertura di tutto lo spazio centrale dell’arco, al centro dell’arco è issato un elaborato lampadario in ferro battuto.

  • Tra gli anni 1924-'26 volgono a termine i VILLINI DELLE FATE nelle decorazioni esterne è sempre perdurante l’evocazione cavalleresca ma particolari in questi siti sono i decori intessuti come broccati, riproduzioni minuziose di forme che ripetute e accostate sembrano infine assomigliare a drappeggi. I villini composti da tre porzioni, forniti di area verde dal quale affaccia il piano seminterrato, svettano in alto fino al secondo piano, corredati di loggetta , hanno affreschi echeggianti le corti medievali posti su più lati in diverse altezze, sono ulteriormente impreziositi da basso rilievi colonne fittizie, i finestrati sono multiformi. Una delle torrette dei villini si fregia un’orologio zodiacale.

  • Del 1925 è anche l’ultimazione del palazzo d’abitazione che aggiunge al quartiere un caseggiato di forma "L", sviluppa la sua altezza in modo simmetrico per le parti laterali dell’edificio mentre si alza ulteriormente di un piano arrivando all’altezza massima consentita di cinque piani nel segmento centrale. La simmetria continua anche nelle facciate dove ai piani pari del fabbricato su ambo i segmenti laterali si affacciano balconi decorati da cornici geometriche; decorazione riportata anche intorno alle finestre dell’ultimo piano.

  • Un altro palazzo nelle immediate vicinanze dei primi ha compimento nel 1926, il caseggiato, composto da piano ammezzato e ulteriori quattro piani più una torretta con tetto a copertura, nelle facciate , mostra un dipinto cavalleresco e alcuni motti latini, si pregia anche di un balconcino a loggetta, ma l’estrosità dell’elemento decorativo posto sopra l’accesso principale, le tessere del mosaico raffigurante un’aracne, gli daranno per sempre l’appellativo di PALAZZO DEL RAGNO.

  • Ultimazione anche per il complesso di villini in via dell’Ombrone negli anni 1926-’27. Di forma quadrangolare, con giardino ed elevazione a due piani, in via dell’Ombrone i villini vantano un piano seminterrato, ostentano una loggia d’ingresso, perdura l’irregolarità nel motivo architettonico delle finestre e sono decorati con pitture a quarzo e bassorilievi di api.

  • Anche l’edificio di via Brenta vede i suoi natali datarsi nello stesso periodo dei villini di via dell’Ombrone. Lo stabile di VIA BRENTA appare nelle sue fattezze come villino, però non espleta l’uso residenziale quale sembrerebbe per disegno appartenere, esso infatti è sede scolastica di un liceo scientifico, l’Avogrado, come gli altri è dotato di giardino, sviluppa due piani sopra il seminterrato, ha una loggia d’ingresso, sopra di essa è alloggiato un mosaico con tessere policrome raffiguranti una figura centrale animale: il Gallo rappresentato, lascia spazio nell’estremità bassa del disegno a tre dadi da gioco che mostrano ognuno un diverso numero dispari, le finestre sul lato strada seguono un solo motivo architettonico,p itture geometriche decorano parzialmente le facciate.

  • Non chiaramente datato il termine del PALAZZO AD USO d’ ABITAZIONE, oggi sede di uffici per i rapporti commerciali della Polonia in Italia, la costruzione ha una loggia d’ingresso, il decoro è geometrico: gusci dal tema volatile alternano all’umano.


Coppedè scompare prima che il cantiere sia completato ed alcune costruzioni iniziate sotto la sua guida volgo al termine sotto il suo collaboratore e successore Emilio Paolo Andrè. Non è chiaro se tali strutture edili o i loro ornamenti siano giunte a compimento con il solo utilizzo dei piani e del gusto dell’ideatore oppure se tali edifici siano stati contaminati anche solo marginalmente da apporti stilistici del suo successore.


Memorie e profilo storico dell'autore.

Luigi Coppedè al secolo Gino nasce a Firenze nel 1866, la sua propensione all’arte ereditata dal padre ebanista lo conduce prima al conseguimento del diploma presso la scuola professionale di Arti Decorative Industriali di Firenze nel 1881, poi al Diploma di professore di Disegno architettonico presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1891.
L’incontro con Evan Mackenzie nel 1896 segnerà la svolta produttiva dell’architetto Coppedè, questo sarà il suo periodo più fruttuoso. In Mackenzie troverà un estimatore del suo stile, nonché mecenate per lo stesso: tra gli anni 1897 1902 realizza il Castello omonimo di via C. Cabella.
La Borghesia genovese più vicina alla apertura culturale europea accoglie con enfasi l’operato di Coppedè, ricevette dunque numerose commissioni in quegli anni, ma i progetti che consegnarono le chiavi della fama all’architetto furono i palazzi Zuccarino e Pastorino costruiti negli anni tra il 1906 ed il 1910, questi sono anche gli anni in cui viene a contatto lavorativo con i finanzieri Cerruti per i quali successivamente costruirà un complesso abitativo sul un lotto di loro proprietà vicino piazza quadrata sulla salaria in roma (il quartiere Coppedè, appunto). Nel 1917 riceve la concessione edilizia per l’avvio della sua opera romana e consegue presso l’Università di pisa la libera docenza in architettura generale, due anni dopo nel 1919, mentre coadiuvato dai fratelli, il suo impegno approda nei cantieri navali degli armatori Lloyd sabaudo e società Consulich, inoltre, i finanzieri Cerruti lo voglio per la realizzazione di un altro complesso abitativo, stavolta, nella zona di messina.
Nel 1920 eredita la casa Artistica appartenuta al padre, per le molteplicità degli impegni sceglie di dividere la direzione con il fratello Adolfo.
Nel 1921 termina il primo blocco di edifici nel quartiere romano quelli a pianta triangolare: detti i palazzi degli ambasciatori, una effige ne riporta la data su una colonna; in questo stesso anno una nuova collaborazione progettuale è posta all’attenzione di Coppedè: La Stazione Ferroviaria centrale di Roma, una collaborazione a quattro mani con l’ingegnere Ugolotti.
Realizza a Siviglia, in Spagna, il castello del marchese de La Motilla (1924); nel 1926 arriva la nomina di professore emerito dell’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze; l’anno successivo muore per malattia a roma.
Ricevette le onorificenze di Cavaliere dell’Ordine della corona d’Italia e Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro date dall’allora regnante Vittorio Emanuele III.


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autore: globoCASE staff